"La sola cosa che noi ricerchiamo con insaziabile desiderio è dimenticare noi stessi, perdere la nostra sempiterna memoria e fare qualcosa senza sapere come o perché: in breve, tracciare un nuovo circolo" (tratto da Circles, Essays I Series).
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mercoledì 6 ottobre 2010

Nuova uscita!

Si segnala l'uscita del volume Natura, una nuova edizione che raccoglie i due saggi omonimi di Emerson (1836 - 1844), a cura di Donzelli Editore.
(Per il link, vedi la colonna a destra: "IN LIBRERIA")

5 commenti:

  1. Buon giorno,

    Mi chiamo Carlo.
    Da studioso di Emerson quale Lei è, mi piacerebbe sapere cosa pensa riguardo ai due seguenti saggi critici sul pensiero di Emerson:

    1) Leo Marchetti, "Ralph Waldo Emerson. Il sepolcro dei padri" (http://www.tracce.org/marchetti.html")

    2) Beniamino Soressi, "Ralph Waldo Emerson. Il pensiero e la solitudine" (http://www.ibs.it/code/9788883585852/soressi-beniamino/ralph-waldo-emerson.html)

    Personalmente il primo l'ho già letto, e mi è sembrato piuttosto ben articolato (ma lascio anzitutto la parola a Lei, poi eventualmente Le esporrò un mio parere più esteso, eventualmente).
    Riguardo al secondo testo invece, purtroppo in tutta Milano non vi è nessuna copia né in libreria né in biblioteca (girano voci di una sua prossima ristampa, ma la data è da definirsi): Lei ha avuto modo di leggerlo?

    Riguardo infine ad "Individualismo democratico" di Nadia Urbinati, secondo Lei è il testo cui far principalmente riferimento nel panorama italiano, oppure sono cruciali altri testi (magari come quelli sopra citati)?

    Il prima possibile prenderò visione anche del Suo "Cerchi".

    Aspettando Sue.

    Cordialmente,

    Carlo

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  2. Gentile Carlo,

    il libro di Marchetti non ho mai avuto modo di leggerlo. Di conseguenza, mi piacerebbe sapere la sua in proposito...se vale la pena e che tipo di approccio adotta nell'analisi di Emerson.
    Per quanto riguarda il libro di Soressi, so che una copia è presente nella biblioteca di anglistica dell'Università Statale. Il libro è buono, offre una visione d'insieme abbastanza accurata del pensiero emersoniano. La prima parte è di carattere generale. Soressi parte dal concetto di 'Self-reliance' per approfondire alcuni capisaldi tematici del Nostro. La cosa interessante è che si appoggia all'interpretazione cavelliana di Emerson, che personalmente ritengo la più valida. Nella seconda parte, invece, utilizza il concetto di 'solitudine' come paradigma interpretativo dell'etica emersoniana. Quindi i concetti di 'poiesis', 'amicizia', ' intersoggettività', 'comunità' e via dicendo. Interessante anche questa seconda parte...ma il tutto direi che rimane piuttosto "generalista". Ad ogni modo, è stato, almeno per me, il testo di riferimento da cui sono partito per la mia ricerca...pertanto ritengo che sia utile leggerlo.

    Il libro della Urbinati è particolare in effetti. Tratta Emerson in relazione a Dewey e alla tradizione democratica americana. E' un libro di storia politica più che di filosofia...ci sono degli ottimi spunti però, e anche in questo caso, ritengo sia una lettura da fare.
    Nel panorama italiano c'è poco ancora. Oltre i testi citati, le consiglio l'Introduzione di Anna M. Nieddu a "Condurre la vita", oltre che le varie prefazioni di Soressi alle sue curatele.

    Infine, mi permetta di rimandarla ai miei testi in proposito. Faccio riferimento all'articolo in inglese su www.journalofpragmatism.eu e alla postfazione di "Cerchi", se avrà modo di leggerlo. Inoltre spero che a breve potrà vedere la luce la mia monografia su Emerson tratta dal mio lavoro di tesi. Resta il fatto che indispensabile per un'adeguata comprensione di Emerson, rimanga la lettura dei grandi critici di lingua inglese come Cavell, Hodge, Robinson, Stuhr.

    Spero di essere stato chiaro ed esaustivo!
    Rimango ovviamente a sua disposizione.
    Grazie

    Andrea Punzi

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  3. Caro Andrea,

    La copia del libro di Soressi la quale dovrebbe essere presente nella biblioteca di anglistica dell'Università Statale, in realtà è andata smarrita - me lo ha comunicato la biblioteca stessa. Per cui non mi resta che chiedere un prestito interbibliotecario od attenderne pazientemente la ristampa - ma, alla luce del suo consiglio, credo che opterò per la prima delle due.
    Oltre alla prefazione della Nieddu, ne ho lette altre due, una di Pier Cesare Bori (in "Teologia e Natura") e l'altra di Nadia Urbinati (intitolata "Un intellettuale democratico" e presente in "Società e solitudine") - entrambe interessanti.
    Il libro della Urbinati penso che lo leggerò sì, ma dopo aver affrontanto in maniera sufficientemente esaustiva i grandi critici inglesi, ed in particolar modo Cavell.

    Per quel che riguarda il libro di Marchetti, a mio modesto parere è una lettura molto interessante (anche se tenga presente che questo è per ora il mio testo di riferimento, così come quello di Soressi lo è stato per lei). Il testo si articola in sei capitoli, i quali spaziano da considerazioni circa il modo del Nostro di trattare la Natura (in "la natura divina e la religione pietrificata"), all'analisi dei representive men nell'analogia e nell'opposizione con gli heroes di Carlyle, all'asistematicità del sistema pedagogico americando (in "The conduct of life e i paradossi della pedagogia americana"), e molto altro ancora.
    Importanti, a mio modo di vedere, sono anzitutto la seguente presa di posizione che permea l'intero libro (la quale colloca Soressi sulla scia delle analisi più recenti, e più diffuse):
    "
    (...) del pragmatismo, Emerson sia l'antesignano più autorevole, sopratutto nel momento in cui fa uscire la filosofia dalle secche di una attività specialistica per risospingerla verso un mondo dell'umano e dell'universale fondato sull'Etica
    "
    E poi anche il riconoscimento di un'evoluzione nel pensiero emersoniano (dipanando così eventuali accuse di fissità) - p.e. nel graduale distacco dalle tesi di Swedenborg, nonché dall'evoluzionismo di stampo pre-darwiniano - la cui "svolta" si consuma a cavallo del periodo 1850-1860, ovvero dai "Representative men" alla "The conduct of Life".
    Insomma, un libro a mio parere da leggere.

    Il mio interesse comunque non si ferma qui ma procede oltre, perchè sto lavorando ad una tesi magistrale centrata sull'accostamento della figura di Emerson a quella di Thoreau - ed in particolare alla tematica dell'"american frontier".
    In tal senso spero di proseguire con lei (nel mio, ma credo anche nel suo, "working in progress") questo fertile lavoro di confronto - anche perché credo che le possibilità di incontrarci personalmente potrebbero non mancare, considerando che lei ha avuto la mia stessa attuale relatrice (la Prof.ssa Fabbrichesi) ed avanzando anche l'ipotesi che, se lei ha frequentato il laboratorio dell'anno scorso su Foucault, potremmo anche esserci già incontrati (od anche se lei farà qualche intervento durante il laboratorio di quest'anno, in quanto io sono uno dei frequentanti).

    Infine, ho letto il suo articolo sul journal of pragmatism, ed in proposito mi è venuta in mente una citazione da Marchetti che forse potrebbe interessarla:
    "
    I suoi cerchi (di Emerson) dell'esperienza possiedono il formidabile understatement che proviene dalla sua formazione teologica: la scoperta dell'Io e del mondo 'per sensibili similitudini' tomistiche è un tratto di fondo del suo accostarsi alla realtà. (...) Emerson introduce nel romanticismo americano un elemento di libertà e di ottimismo decisivo per capire la sua visione del mondo fatta si segni, eventi, interpretazioni.
    "

    Cosa ne pensa in proposito?

    Grazie per la lettura.

    Carlo

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  4. Caro Carlo,

    davvero interessante la citazione di Marchetti sui "cerchi" che hai (se per te va bene, diamoci pure del tu) riportato alla fine del post...dovrò andare a leggermelo allora...
    In effetti, il legame Emerson-Pragmatismo, non è mai stato veramente approfondito in maniera seria, o almeno come meriterebbe, secondo me. Non parlo solo di Emerson-Dewey o Emerson-James (accostamenti la cui validità è già stata dimostrata). Faccio piuttosto riferimento alla relazione (secondo me profonda), tra Emerson e Peirce...sul filo dei concetti di 'condotta', 'futuro', 'comunità' ecc...insomma...c'è ancora molto da pensare a riguardo.
    Io spero di riuscire a fare un salto al laboratorio, magari questo venerdì...lavoro tutti i giorni e sono un po' tirato coi tempi. Nel caso volentieri ci presentiamo!
    Ad ogni modo rimaniamo pure in contatto (tramite il blog o la mia casella mail). Tienimi aggiornato sullo stato d'avanzamento del tuo lavoro. Lo scambio di idee e opinioni è sempre ben accetto.

    Un saluto,
    Andrea

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  5. Salve Andrea, mi sto avvicinando e sto studiando Emerson nel confronto tra le due "Nature" 1836 e 1844, la citazione di apertura del secondo saggio è riconducibile ad Emerson stesso ? nel primo saggio del '36 Plotino da Cudworth, ma vorrei contestualizzare meglio la seconda la ringrazio per l aiuto ! Cordiali Saluti albertacecere@gmail.com

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